
“108: un numero ricco di simboli” di Georg Feuerstein
In India, il numero 108 è un numero sacro che suggerisce completezza o interezza.
È ampiamente utilizzato in contesti diversi. Ci sono 108 giovani ragazze (gopi) devote a Lord Krishna, 108 luoghi santi dei Vaishnavas, 108 semi sul rosario induista e buddhista, e si dice che ci siano anche 108 Upanishad, anche se il numero effettivo di queste scritture esoteriche supera i 200. I buddisti conoscono 108 arhat o “dignitosi”.
Secondo l’eredità tantrica, ci sono 108 centri di pellegrinaggio (pitha) dedicati al principio femminile (lunare), o Shakti.
C’è un mito meraviglioso che spiega l’esistenza di questi centri. L’Età dell’Oro (conosciuta come krita-yuga in sanscrito) era passata, e un’età meno perfetta era in movimento. Il Dio Shiva, prototipo celeste degli asceti e degli yogi, era costantemente assorbito nella meditazione più profonda. Le sue austerità causavano tanto calore che l’universo rischiava l’estinzione. Brahma, il Creatore, era comprensibilmente preoccupato. Implorò la Grande Dea di distrarre Shiva dai suoi sforzi yogici e di coinvolgerlo in giochi d’amore, così che la creazione potesse continuare a esistere. La Madre dell’Universo accettò di prendere forma umana per affascinare Shiva, il suo amato. Entrò nell’utero di Virini, moglie di Daksha, per nascere come Sati (“Colei che è”).
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